Il ragazzo del reggae, l'extraterrestre che viene dalla Giamaica entra nella leggenda delle Olimpiadi. Con una fantastica cavalcata sui duecento metri Bolt infilza il secondo oro (dopo quello dei 100) e un nuovo incredibile record mondiale: 19''30, due centesimi in meno del mitico Michael Johnson che strabiliò il pianeta ad Atlanta 1996. Il gigante nero, dai muscoli allungati ed eleganti, fila via nel vento con una naturalezza assoluta, con la compostezza di un talento inarrivabile.
E' davvero l'Olimpiade dei superman, dei giganti e delle imprese memorabili. L'ultimo acuto arriva da Yelena Isinbayeva, la zarina del salto con l'asta, che esibisce unghie laccate, un lato B da pin up e, soprattutto un memorabile talento per i voli nel cielo, complice un'asta di caucciù. Abituata a centellinare i suoi primati l'Insinbayeva è salita di un altro centimetro: 5,05 al terzo tentativo dopo aver vinto largamente la sua seconda medaglia d'oro.
Nemmeno il clamoroso gesto di protesta dello svedese di origine armena, Ara Abrahamian, ha cancellato il sorriso inossidabile di Andrea Minguzzi. Il poliziotto di Castel San Pietro, che si dedica alla lotta greco-romana dall'età di otto anni, ha avuto il solo torto di macinare tutti gli avversari, compreso il polemico svedese. In quella discussa e animatissima semifinale l'azzurro ha usato la tattica di sempre: partenza lenta, con molte concessioni all'avversario, e finale veemente, alimentato da buone qualità tecniche e intatto vigore fisico.
Fantastiche donne d'Italia. Giulia e Valentina, la giovane judoka e l'eterna regina dei Giochi, che a 34 anni infila il terzo oro olimpico con il suo fioretto magico. Che grandi gioie ci regalano queste ragazze dalla faccia pulita, nutrite di rabbia e talento, di furia agonistica e buoni sentimenti. Giulia Quintavalle, 25 anni di Livorno, sbaraglia il campo nel judo (categoria 57 chilogrammi), Vince tutti gli incontri, abbatte la campionessa olimpica uscente, supera anche un incidente al gomito e poi infila l'autostrada che porta alla medaglia d'oro.
''Pechino è il presente e un traghetto verso il futuro''. Le parole di Jacques Rogge, il criticatissimo presidente del Cio, aprono ufficialmente i Giochi della XXIX Olimpiade e assegnano alla Cina una responsabilità pesante: quella di riaffermare il valore dello spirito sportivo come veicolo di pace. Nessun cenno, nelle parole del grande capo del Cio, alle repressioni in Tibet o alle censure imposte dal governo cinese. Ma un richiamo fiero ai valori dell'olimpismo: ''Lasciate che siano i Giochi degli atleti, divertitevi''.
Dopo mesi di passione la telenovela Ronaldinho finisce nel modo auspicato: l'asso del Barcellona vestirà la maglia rossonera cara al cavalier Berlusconi. Dal cilindro di una rifondazione difficile Galliani pesca il re del dribbling, delle invenzioni estemporanee, dei gol impossibili e degli assist al millimetro. Due anni fa, quando Ronaldinho era al culmine della sua parabola tecnica e atletica, sarebbe stato un colpo a sensazione, un novello Maradona da regalare ai palati fini di San Siro e al grande pubblico di fede rossonera.
SONO LE QUATTRO del mattino nella piazzetta di Alicante. La Lancia Delta che annaspava sulla Sierra ha preso nuova vita e aspetta placida in un cantone. Deve mangiarsi seicento chilometri per guadagnarsi il paradiso della finalissima.
''Paolorossi''. Scritto e pronunciato così. Un'unica parola per descrivere un mito italiano, una sola emissione di voce in ogni angolo del mondo per celebrare l'inarrivabile Pablito di Spagna '82. La leggenda di Paolo Rossi nacque proprio 26 anni fa, il 5 luglio 1982, allo stadio Sarria di Barcellona. L'Italia spenta ed esangue di Enzo Bearzot aveva superato la fase eliminatoria del Mundial come fosse un girone infernale. Calcio asfittico e stanco, pareggi senza gol, una squallida esibizione contro il Camerun.
Solo il computer dell'Atp nega a Rafael Nadal gli onori regali. Sul trono di numero uno del tennis mondiale resta lo svizzero di ghiaccio Roger Federer. Ma il successo del monellaccio Rafa a Wimbledon ha sovvertito definitivamente i valori in campo. Nadal ha vinto sul terreno preferito dell'avversario (Federer veniva da cinque successi consecutivi sui prati d'Inghilterra) e ha completato la sua metamorfosi: da terricolo per eccellenza a erbivoro di gran qualità.
Come si fa a non tifare Turchia? Come non delirare per Terim, l'Imperatore o l'Immortale come lo ha già soprannominato l'immaginifica stampa di Istanbul?