Poveri Menarini. Mettono capitali e buona volontà nel calcio, salvano il Bologna da personaggi stile Tacopina e adesso si ritrovano convocati dalla Procura della Federcalcio per i contatti con Luciano Moggi. Dice una legge federale che chi tocca Lucianone muore: con lui un tesserato Figc può parlare di tutto, meno che di calcio, di mercato e di cessione di quote societarie. Chi lo ha fatto, vedi il presidente del Livorno Spinelli, ha pagato pedaggio (30 mila euro).
Vade retro Moggi. La famiglia Menarini mette un brusco stop alle clamorose voci di un ritorno di Lucky Luciano nel calcio che conta. ''Moggi non rileverà nessuna quota del Bologna, non porterà Ceravolo come direttore sportivo, non farà il consulente per la società rossoblù''. La rivolta via web dei tifosi ha spinto i Menarini a convocare una conferenza stampa per sgombrare il campo da ogni illazione.
Moggi al Bologna o dietro le quinte del Bologna che compie cento anni. E' questo lo scenario inquietante che accende le ire dei tifosi rossoblù. Ma come? Arriva proprio qui l'uomo-chiave di Calciopoli, il regista della truffa calcistica del secolo, il manager che con le oscure manovre contribuì a spingere in serie B il Bologna di Mazzone?
Un Maradona del pop, un idolo dei teen-agers di tre generazioni e un uomo pervaso dal demone dell'inquietudine. Questo è Michael Jackson, l'inarrivabile Jacko.
Il successo degli Stati Uniti sulla Spagna ha incredibilmente riacceso la disputa fra due scuole di pensiero: gli italianisti e gli innamorati del calcio-fantasia, quello applicato dalla squadra-spettacolo di Del Bosque. In realtà i ragazzi ''made in Usa'' hanno meritato il successo finale per 2-0, perché hanno saputo esprimere sul campo il meglio della loro dimensione calcistica: atletismo spinto, pressing sui portatori di palla, difesa chiusa a riccio intorno a un buon portiere, Howard.
Il fair-play arriva solo a urne chiuse, con Alfredo Cazzola che riconosce pubblicamente il successo del suo avversario, Flavio Delbono. La campagna elettorale, con sconfinamenti nel gossip e nelle accuse personali, ha lasciato poche tracce nel voto, come del resto era prevedibile.
Lascio al Direttore, Xavier Jacobelli, i rilievi tecnici sulla nazionale, che del resto condivido appieno. Vorrei fermare invece l'attenzione sull'uomo Lippi, i suoi spigoli , la prosopopea che traspare da ogni gesto. Vorrei che il Ct riascoltasse le sue stesse risposte ai microfoni Rai del povero Carlo Paris a gara appena conclusa. Dopo lo 0-3 contro il Brasile, che non ha voluto infierire sugli azzurri, Lippi si è presentato con la sua solita alterigia. Non una parola di autocritica, non una minima concessione al diritto dei tifosi di vedere spettacoli più degni.
''Paolorossi''. Scritto e pronunciato così. Un'unica parola per descrivere un mito italiano, una sola emissione di voce in ogni angolo del mondo per celebrare l'inarrivabile Pablito di Spagna '82. La leggenda di Paolo Rossi nacque proprio 27 anni fa, il 5 luglio 1982, allo stadio Sarria di Barcellona. L'Italia spenta ed esangue di Enzo Bearzot aveva superato la fase eliminatoria del Mundial come fosse un girone infernale. Calcio asfittico e stanco, pareggi senza gol, una squallida esibizione contro il Camerun.
Di Vaio ha firmato per il Bologna. Due anni di contratto che lo legano ai colori rossoblù fino al 2011, con un ritocco d'ingaggio e un impegno delle parti a ridiscutere l'eventuale allungamento dell'accordo a un terzo anno in tempi successivi. Era la prima fondamentale pietra del Bologna che corre verso il centenario dopo una stagione di brividi e paure. I contrasti fra il direttore sportivo Salvatori e l'agente del giocatore Federico Pastorello avevano fatto temere il peggio, spezzando l'idillio fra la piazza rossoblù e questo campione rinato.
Nell'euforia del Montmelò, dopo lo storico sorpasso al compagno di squadra Jorge Lorenzo, Valentino Rossi ha soffiato nella conchiglia del suo mito: ''Questa prodezza mi ha ricordato il gol di Maradona all'Inghilterra ai mondiali di Messico '86, anzi forse la metto un gradino più in alto''.