Contrordine amici, Paolo Rossi, il comico, stando almeno alle ultime notizie, non salirà sul palco del festival di Sanremo. Quando la trattativa sembrava in dirittura d’arrivo ecco che tutto è saltato. La Rai ha stoppato il comico, che, secondo quanto riferito da varie agenzie di stampa, avrebbe dovuto presentare, nella sua qualità di ospite d’onore, un monologo politico.
“Professione comico, abbastanza comunista, un filo anarchico, discretamente umano. Credente (nel senso che crede in molte cose) utopista (dove occorre un po’ di realismo) realista (dove occorre un po’ di utopia). Quando parla fa i nodi con la sintassi, ma dice di non riconoscersi nella grammatica italiana. Non assomiglia a nessuno e assomiglia a tutti. Gigione come Walter chiari, cialtronesco come Jannacci, mangiafuoco come Dario Fo, teatrale come Carlo Cecchi. Che sono tutti suoi maestri riconosciuti. E’stronzo quanto basta.
1) Prendete un festival di Sanremo finora a impatto zero, almeno come interesse suscitato nella gente.
2) Prendete un’edizione del festival di Sanremo che segna in qualche modo la storia della manifestazione (è la sessantesima) di cui la gente conosce a malapena la data d’inizio (martedì prossimo, ve lo diciamo noi)
3) Prendete un festival di Sanremo con conduttrice (Antonella Clerici) a impatto 1
No, non ci posso davvero credere. Anche per Umberto Bossi, il leader della Lega, il senatùr duro e puro, i figli sono “piezz’e core”. Ma come, in casa leghista, nel Nord illuminato e produttivo, nel vibrante Nord lontano (almeno apparentemente) dalle pastette meridionali, le cose vanno né più né meno come nel depresso Sud? Quel povero Sud, corroso dalla mafie, tante volte offeso e vituperato dal prode ministro Umberto.
Un brivido nel Pdl. Forse senza rendersene conto il premier Berlusconi avrebbe avuto un tonfo nel suo personale indice di gradimento presso gli italiani. A fornire la notizia, di certo involontariamente, è stato lo stesso Cavaliere.
Facciamo un passo indietro e mettiamola così: il premier Berlusconi critica aspramente l’organizzazione degli aiuti umanitari ad Haiti colpita dal terremoto. Là, dice, non funziona niente. Spedendo così un siluro critico soprattutto nei confronti degli Usa, il primo Paese arrivato a portare aiuto agli abitanti dell’isola devastata dal sisma, e del suo segretario di Stato Hillary Clinton. E decide di inviare ad Haiti il responsabile della protezione civile italiana Bertolaso a mettere un po’ a posto le cose.
Ho sempre apprezzato molto Emma Marcegaglia, donna intelligente, preparata, parecchio determinata sennò mai e poi mai sarebbe riuscita a diventare presidente della Confindustria. E anche ieri ha fatto vedere di che pasta è fatta con questa sua dichiarazione (non nuova per la verità) sui rapporti tra mafia e industria: e cioè, in sostanza, sospensione o espulsione dalla Confindustria per gli imprenditori collusi con la mafia e obbligo di denuncia di estorsione da parte degli imprenditori che pagano il pizzo.
Nell’incredibile telenovela della politica italiana, è entrato inaspettatamente (nel senso che da lui non ce lo saremmo mai aspettato) Guido Bertolaso, piccolo grande eroe della protezione civile di casa nostra. Il quale a sorpresa, con una dichiarazione piuttosto forte sull’organizzazione degli aiuti ad Haiti (colpita come si sa da un terremoto che ha provato centinaia di migliaia di morti) ha creato un piccolo grande incidente diplomatico addirittura con gli Stati Uniti.
Ma come penseranno di essere furbi questi Udc. Furbi come volpi, furbi come se nel Dna avessero scritto a chiare lettere Dc, un partito che pur di poter stare al potere faceva accordi con tutti. Questi Udc sono proprio gli eredi di quel partito che, spazzato da Mani Pulite, ora tentano di riproporre in tutte le maniere. Loro si piazzano al centro e tentano di spaccare con ogni espediente politico quel bipolarismo che sembrava la panacea di tutti i mali.
Qualche volta mi sembra davvero di vivere in una fiction, mi sembra che gli italiani tutti siano coinvolti in qualche maniera in una di quelle terribili telenovele brasiliane o messicane che la Rai ci propina all’ora di pranzo e che sono un cavallo di battaglia parodistico del mai troppo rimpianto Trio.